>Sulla Repubblica del 17 febbraio è stato pubblicato un articolo che parlava del rapporto genitori-figli adolescenti. Intervistati un gruppo di ragazzi, le risposte sono state :Io non parlo mai con mia madre,mi zittisce sempre” oppure”I rapporti con imiei genitori?Zero.Io parlo con i miei amici” oppure ancora”A casa mangio e dormo. poi ci vediamo il giorno dopo” e così via.Sono rimasta preoccupata ma non stupita.Da un po’ di tempo,in occasioni diverse,avevo colto questa diffusa situazione che ritengo non solo preoccupante ma anche molto triste.I più ottimisti dicono che non è vero che questi rapporti non ci sono più, sono solo cambiati perchè i tempi,le abitudini, la precoce libertà dei ragazzi, le occasioni,le stesse modalità di comunicazione sono diverse. Su questa diversità vorrei riflettere. E’ veramente una conquista di civile modernità e di semplificazione della vita? In realtà io credo che sia, da ambo le parti, una forma di solitudine,la perdità di  rassicuranti certezze, Come uscirne?Il modo a mio parere è insieme difficile e facile..Difficile perchè è talora   faticoso spogliarsi dei metodi di educazione in cui si è cresciuti,di certe convinzioni assolute e ritenute immodificabili, difficile non assumere atteggiameni rigidi di chi possiede la verità e non può venir meno al suo dovere, difficile sospendere un colloquio senza andarsene,alzando melodrammaticamente gli occhi al cielo affermando:”Solo se ci avessi provato io all tua età.!..”oppure esprimendo divieti assoluti senza neppure spiegarne le motivazioni. Facile se si è capaci di impacchettare ricordi, comportamenti, sane,(o ritenute tali ),abitudini, ineludibili obbedienze e portare il tutto in soffitta.Facile se ci si rende conto che i nostri ragazzi vivono in una società confusa,contraddittoria, da cui giungono stimoli e suggestioni diverse,non sempre edificanti, che in casa spesso non c’è nessuno perchè entrambi i genitori lavorano e,altrettanto spesso,la scuola non li aiuta,(ma di questo parlerò un’altra volta)Allora bisogna partire da un altro punto di vista .Esserci per i genitori deve significare:”noi siamo qui per sapere che cosa ti preoccupa,che cosa ti fa soffrire, per sostenerti, dicci che cosa vorresti o che cosa non riesci ad accettare e noi,insieme a te, faremo del nostro meglio per trovare la soluzione,ricorda sempre che non sei solo e che la nostra felicità è nella tua felicità” Questo comportamento, anche se si è  preoccupati, anche se si ha il cuore in gola, può vincere nel ragazzo l’arroganza e il rifiuto di sè,può dargli la necessaria fiducia. Inoltre non dimentichiamo che  una buona educazione si trasmette soprattutto con l’esempio.Valori morali come l’onestà, la solidarietà, l’impegno nel compiere i propri doveri, la pacatezza e il rispetto degli altri anche quando si censurano,motivando,scelte e comportamenti, l’affermazione  che ciascuno di noi può e deve dare il suo modesto contributo per il bene comune,maturano in noi se li viviamo nella realtà della nostra  casa e tutto ciò senza inutili enfatizzazioni e proclami.   Qui mi sia concesso ricordare con gratitudine e commozione, quanto una ragazza ribelle,femminista,con scelte politiche ,sociali, culturali ritenute allora (ahimè)inadatte e inutilmente e stupidamente  rivoluzionarie,abbia ricevuto dall’equilibrio e dall’ amore della madre,donna semplice,non colta, non sedotta da mode  diffuse e da giudizi apodittici ,mai rigidamente  giudicante, ma capace di donarsi e soprattutto di ascoltare. Non so se ne fosse consapevole, ma da lei partiva sempre un messaggio:”Io ci sono.Come posso aiutarti? “

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