In piena epidemia di corona virus molti dicono: non è la guerra.Sì, non è la guerra tra popoli.i soldati non muoiono al fronte ma le paure sono le stesse.Non era una malattia che poteva colpirci durante la guerra ma erano i bombardamenti e le corse disperate nelle cantine dei palazzi che certamente non costituivano rifugi sicuri.Erano le luci che improvvisamente si accendevano in un cinema perchè alla proiezione di un documentario in cui erano apparsi Mussolini e Hitler, si erano levati dei fischi. E tutti i maschi, anche adolescenti, venivano presi e imprigionati,  spesso non si sapeva neppure dove; erano i partigiani catturati dai tedeschi,( divenuti nostri nemici dopo la richiesta separata di armistizio presentata da noi), impiccati sulle colonne dei lampioni sotto le finestre delle madri. Per me poi  c’era il terrore che portassero via mia madre,ebrea,e che era stata segnalata alle autorità come imponeva una legge sui matrimoni misti. Anzi ci si domandava, su di un quotidiano,e di cui conservo ancora l’articolo, se anche i figli nati da matrimoni misti,sia pure  battezzati,  potessero considerarsi  ariani.Mia madre,(eravamo sfollati in un piccolo paese lontano da Milano), si salvò come alcuni conoscenti, non come mio zio finito in un lager e mai più tornato., erano le piazze e i paesi  dati alle fiamme come Crespadoro nel vicentino. E poi c’era la fame, i cento grammi di pane al giorno e bisognava decidere quando mangiarli: a colazione?, a pranzo ?  a cena?;c’erano le lunghe code per acquistare un chilo di piccolissime mele,(buone per i maiali diceva qualcuno), o delle pizzette fatte non si sa con cosa perchè immerse nel latte bianco lo coloravano come se  ci avessimo messo del caffè.              Nel piccolo centro del Veneto dove eravamo  sfollati le cose andarono un po’ meglio Mia madre aveva messo in giro la voce della sua abilità nel ricamo e le contadine del posto venivano a farsi ricamare i corredi. Per quel lavoro che ammiravano moltissimo non dovevano dei soldi ma prodotti della cascina,(farina, polenta,lardo, maiale ed altro) Le ragazze erano generose e  spesso invitavamo a mangiare da noi i due bambini di un’altra famiglia di sfollati.Ma quando uscivo di casa e vedevo due soldati tedeschi venire verso di me il terrore mi  immobilizzava.Poi i soldati mi passavano vicino, salutavano e tiravano dritto,. Allora tornavo a casa e abbracciavo forte forte mia madre.Nessuna situazione di paura mi sconvolse mai  così profondamente. Potrei continuare per molto, ma un’ultima cosa voglio dire. Posso chiamarla il mio modo rabbioso e deciso di reagire alla violenza che in vari modi ci colpiva. Per due volte il mitragliamento del treno mi avevano impedito di raggiungere il luogo dove dare gli esami.(nel paese dove vivevamo non c’erano neanche le scuole medie inferiori)Mia madre che mi acompagnava,io e molti altri fuggivamo nei prati, ma alcuni restavano immobili sulla strada. Passata l’arrabbiatura dicevo: riproverò E così è stato. Ciò che non ho mai smesso di fare sono  stati la lettura e lo studio  servendomi dei libri del medico condotto, di un anziano professore e perfino del parroco. erano l’unico rimedio che avevo trovato per non essere del tutto preda dell’orrore e pensare qualche volta al futuro. E questo mi è servito anche dopo quando ho dovuto dare un indirizzo alla mia vita stabilendo ciò che per me era essenziale:l’amore, il lavoro,i figli, la loro crescita e i loro studi.la conservazione di una buona salute e la soldarietà verso l’altro, bianco o nero che fosse, giovane o vecchio, colto o analfabeta. E sono stata felice.                                Mi chiedo però se nelle alte sfere della politica la violenza,la distruzione ,la paura, la morte abbiano determinato qualche riflessione se ancora nel mondo ci sono guerre, minacce  corse al potere e al denaro ed assoluta obbedienza alle leggi del mercato. Hiroshima e Nagasaki non hanno insegnato niente. Chissà se il corona virus suggerirà qualche ripensamento?     Ma poi chi ha detto che una vacanza con chi  amiamo       sull’Adriatico sia meno bella di una vacanza alle Maldive?

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se ti interessano i miei testi

Contattami su Facebook

M'interessa sentire cosa pensate dei miei pensieri pubblicati in questo blog.

Torna su