La morte di Fabo

La visione del dj Fabo, pochi giorni prima che fosse accompagnato in Svizzera a porre fine alla sua vita, è stata scioccante. Ma la sua poteva ancora chiamarsi vita? Un uomo giovane,vivace, con un lavoro che lo portava gioiosamente in giro per il mondo, reso immobile su di in un letto,  in preda a dolori continui, sottoposto ad una tortura senza riposo, privato anche dal poter scorgere gli sguardi addolorati ma pieni di affetto di chi lo amava. Aveva espresso più volte la volontà di porre fine a quella inutile sofferenza, a quella vita non vita, ma in questo paese ciò  non è concesso. E un giovane, appartenente ad un’associazione che sostiene il diritto di decidere la fine della propria vita, e che ha accompagnato Fabo in Svizzera per permettergli di mettere in atto la sua scelta, è ora indagato per istigazione al suicidio. Anche se tutto si risolverà in una bolla di sapone,io suggerisco di porci questa domanda: “Se fosse toccato a me avrei avuto bisogno di essere”istigato” al suicidio?” Sono sicura che tutti , forse esclusi pochi fanatici che credono in Dio, ma non in un Dio della misericordia, risponderebbero;”Ma che istigazione e istigazione, io vorrei andarmene subito, non vorrei stare un secondo in quelle condizioni” Ma ,nonostante casi eclatanti del passato,(Welbi, Englaro),  ancora non si riesce ad avere  una legge di civiltà e di umanità. Un medico, in una trasmissione televisiva, ha detto che il loro dovere è curare, non uccidere. affermazione che vale per anni, anche in condizioni precarie purchè esista la possibilità di fare star meglio una persona, rendendole sopportabile la sua malattia. Ma quando questa possibilità non esiste, è giusto che chi è colpito da particolari patologie dolorose e irreversibili chieda di morire e chi può farlo, lo aiuti in questa sua scelta. A meno che non pensiamo che dove esiste una legge di fine vita, ( cioè nella quasi totalità dei paesi occidentali), cittadini e legislatori siano tutti cinici, impietosi, desiderosi solo di non dover sopportare la sofferenza degli altri. Mi sorge un dubbio: non sarà che la causa di nostri inaccettabili ritardi dipendano, almeno in parte,  dalla fragilità delle categorie mentali di chi è preposto a governare:conoscere, esaminare, capire, riflettere,   dedurre, scegliere, agire……

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