Sono tempi difficili e preoccupanti quelli che  attraversa il nostro paese e quello che sto per dire a qualcuno apparirà non solo banale ma anche non importante  negli attuali momenti. (speriamo che costoro siano pochi ! )

Mi chiedo quando si smetterà di infarcire un discorso, un articolo di giornale, un documento dello stato, di parole in lingua inglese quando si dispone  di una lingua nazionale che ha non solo una tradizione classica e quindi millenaria, ma anche per la sua ricchezza, può permettere di far giungere il nostro messaggio con il tono che vogliamo:diretto, garbato, ironico, scherzoso solo sostituendo un nome o un aggettivo.

Escludendo parole straniere ormai entrate nell’uso quotidiano, come bar o ok, oppure relativi ad oggetti costruiti all’estero e che portano il nome del loro inventore, perchè usare jobact, family day, shopping, coming out, dream, time, team, look, question time, gender, stepchild adopion. Altri esempi:un piccolo bar è chiamato last resort e negozi di abbigliamento Smart lady o sixty italy retail. E l’ultima scoperta è covid  free.

 

Naturalmente non nego l’importanza della conoscenza delle lingue in un mondo globalizzato, con mezzi di trasporto che in una giornata ti portano in un paese lontano e la sera ti riportano a casa. E poi è importante tenere presenti anche le esigenze del lavoro dove oggi sono richieste molte conoscenze tra cui  quelle delle lingue.

Sia chiaro, io non rimpiango i tempi in cui si viaggiava in carrozza e si sostituivano  i cavalli  lungo la strada. Affermo solo che quando si parla italiano si usa questa lingua  senza imbastardirla, senza necessità, con termini stranieri.

Sarebbe opportuno che i molti amanti  di termini stranieri ad ogni piè sospinto leggessero libri, consultassero enciclopedie, vocabolari e dizionari dei sinonimi per rendersi conto della ricchezza della nostra lingua. Ecco io credo che anche il rispetto della lingua sia un problema culturale. Per cui chiedo (domando, sollecito, suggerisco, esorto, invito, supplico, imploro, e…e.)

Per cui prego il ministro Franceschini di prendere iniziative  in difesa  della lingua italiana. Prego anche i giornalisti di usare termini italiani quando non sia indispensabile  rifarsi alle lingue straniere. Ovviamente prego Stato, regioni, comuni di emettere documenti senza anglismi non necessari, soprattutto prego che nelle scuole, (dalle elementari), si insegni a parlare bene la nostra lingua rispettandone la proprietà e tenendo presente che esistono la grammatica e  la sintassi.

 

Photo by Camille Orgel on Unsplash

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Se ti interessano i miei testi

Contattami su Facebook

M'interessa sentire cosa pensate dei miei pensieri pubblicati in questo blog.

Torna su